Il bianco e il blu delle tovaglie di cotone a scacchi, un’ulteriore tovaglia di carta dove spesso è stampata la cartina dell’isola.

La cartina stampata sulla tovaglia di carta perchè… non si sa mai che ci si possa perdere 😊

I tavoli disposti o sotto un immancabile pergolato o a bordo mare dove è facile perdersi in paessaggi che sembrano dipinti.

Il menù scritto anche in un inglese fantasioso che, dopo anni di frequentazione, ti riesce più semplice leggerlo in greco!

E poi c’è lei, la cuoca, una tenerissima γιαγιά che cucina da quando è nata, ti parla solo in greco e tu le rispondi con quei quattro vocaboli messi in croce che hai imparato negli anni e quasi sempre legati al cibo.

Una volta fatta l’ordinazione, sparisce in cucina per poi riapparire con tutti i piatti scelti in una botta sola.

Perché pranzare o cenare in Grecia significa condividere tutto coi tuoi commensali, senza un criterio. Non ci sono regole di galateo alla “quattro ristoranti”, non vengono servite prima le donne.

Passa più volte per chiederti se va tutto bene e, quando decidi che sei pieno come come un cocco e le dici “τον λογαριασμό παρακαλώ”, te lo porta arrotolato in un bicchierino, ti offre il dolcetto del giorno, un piatto di anguria o melone e ti molla sul tavolo due bottiglioni di raki fatto in casa, quello bello tosto! Anche se sono le due di pomeriggio e la temperatura esterna supera i 30°C.

καλή όρεξη

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